Il 2026 si apre tra cantieri aperti, attese e sfida della svolta strutturale. L’obiettivo resta la summer season come orizzonte operativo, mentre Malderiti si avvicina al traguardo e nuove compagnie iniziano a guardare a Reggio: il futuro dello scalo passa dalla chiusura dei lavori
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L'annuncio su instagram del presidente della Regione Roberto Occhiuto
La nuova aerostazione di Reggio Calabria «sarà inaugurata a dicembre», tuonava lo scorso ottobre sui social il Governatore Occhiuto. Un balzo in avanti evidente che avrebbe visto un’accelerazione anche sulla già prevista tabella di marcia, che indicava l’ultimo mese dello scorso anno per il completamento dell’involucro esterno in acciaio e vetro. Un regalo sotto l’albero mancato per i reggini: si dovrà aspettare ancora un po’.
«Ci rivediamo fra un mese, a gennaio». Ma ad oggi, superata la metà del mese, il cantiere della nuova aerostazione dello Stretto resta ancora aperto. I lavori sono sicuramente andati avanti, l’avanzamento è evidente e procede a vista d’occhio, ma il quadro operativo resta incompleto: l’inaugurazione, insomma, slitta ancora. Quando? Non si sa. Nessuna data ufficiale è stata ancora comunicata.
È questo, in soldoni, il dato politico e infrastrutturale che segna l’avvio del 2026 per il «Tito Minniti», chiamato a trasformare la crescita degli ultimi mesi in una fase strutturale di sviluppo. Il rinvio dell’inaugurazione rompe le aspettative che si erano generate. Oggi il cronoprogramma reale parla di ulteriore tempo necessario per completare le opere, gli allestimenti interni e le verifiche funzionali, passaggi indispensabili prima dell’apertura al pubblico.
La prospettiva che circola negli ambienti aeroportuali – o probabilmente l’auspicio – resta quella di un’inaugurazione entro l’avvio della summer season, quindi in primavera, in modo da intercettare i flussi stagionali con una struttura finalmente operativa.
«Che fretta c’era, maledetta primavera?» cantava Loretta Goggi. E seppur non ci sia fretta ad imperare è quantomeno l’urgenza. Il nodo è tutto qui: la nuova aerostazione rappresenta il vero spartiacque. Anche perché quello in corso è tutt’altro che un intervento estetico, ed i reggini lo sanno bene perché lo hanno atteso per oltre un decennio. È un vero e proprio cambio di scala.
Capacità di gestione dei flussi, standard di servizio, spazi commerciali, vivibilità del terminal e forza contrattuale con i vettori dipendono da questa infrastruttura. A cascata, lo sviluppo turistico e commerciale della Città dello Stretto dipende proprio da questo traguardo. Senza il nuovo terminal, ogni crescita rischia di restare fragile.
Accanto all’aerostazione c’è l’altro tassello strategico costituito dal completamento dello svincolo di Malderiti. L’opera, ormai prossima ad essere terminata, viene considerata fondamentale per l’accessibilità allo scalo per tutta la parte a nord della città, quindi per i bus in arrivo da Messina. Anche qui manca una data ufficiale, ma un’ipotesi probabile sarebbe quella di un’apertura coordinata con la nuova aerostazione.
Una soluzione che consentirebbe di presentare l’aeroporto con una viabilità finalmente adeguata ai volumi di traffico previsti. La combinazione terminal–svincolo è il pacchetto infrastrutturale che può cambiare il volto con cui Reggio si presenta a primo impatto a chi la visita.
Il contesto resta quello di un 2025 chiuso – secondo le stime – a un soffio dal milione di passeggeri, risultato che ha ridisegnato il perimetro delle aspettative, ed il cui dato certo arriverà come di consueto a fine mese. Il 2026 si apre quindi con una domanda precisa: questa crescita verrà stabilizzata o resterà legata a dinamiche occasionali? La risposta passa dalla capacità dello scalo di presentarsi come piattaforma affidabile per le compagnie.
Sul fronte delle prospettive internazionali, iniziano a emergere segnali di interesse. Tra questi, la programmazione estiva 2026 che vedrebbe la KM Malta Airlines valutare un collegamento diretto Malta–Reggio Calabria, con due frequenze settimanali nella stagione estiva.
Si tratterebbe, come riporta il portale di AeroportiCalabria, di pianificazioni inserite nei sistemi di schedulazione e ancora in attesa di conferme ufficiali, ma il dato politico-industriale è chiaro: Reggio torna a essere osservata. Un segnale che acquista peso proprio alla luce dei cantieri in corso e della futura aerostazione.
Il quadro resta complesso. Da una parte i numeri record, dall’altra le incognite legate alle rotte nazionali, alle scelte dei vettori storici e alla tenuta del traffico fuori stagione. In mezzo, il cantiere come chiave di volta. Senza l’infrastruttura pronta, il salto di qualità resta incompleto.
Il 2026 dello Stretto si gioca quindi su una linea sottile: trasformare l’attesa in accelerazione, chiudere i lavori, aprire il terminal, attivare le connessioni stradali, presentarsi al mercato con una struttura finalmente all’altezza della domanda. È questa la partita vera. Ed è una partita che non ammette altri rinvii silenziosi.




