Il Teatro Comunale Francesco Cilea si è riempito nella mattinata di mercoledì 22 aprile per la cerimonia di conferimento del San Giorgio d'Oro 2026, la massima benemerenza cittadina istituita nel 1993 dal sindaco Italo Falcomatà. Un'edizione più ampia delle ultime, come ha sottolineato il sindaco facente funzioni Domenico Battaglia, che ha parlato di un'edizione in cui si è voluto dare «un maggiore respiro» al riconoscimento, premiando un numero più alto di personalità ed eccellenze.

Tra i riconoscimenti più attesi c'era quello alla memoria dell'ingegnere sammarinese Gino Zani, arrivato a Reggio Calabria nel 1908, subito dopo il devastante terremoto, e rimasto per ventisette anni a ricostruirla. A lui si devono il Palazzo della Prefettura, il Palazzo del Genio Civile e molti edifici che ancora oggi definiscono il volto della città, oltre all'uso pionieristico del cemento armato.

A ritirare il premio è stato il nipote, che porta lo stesso nome: «Sarebbe stato molto contento perché era la sua città. L'ha lasciata a malincuore. E lui era particolarmente schivo a ricevere premi, onorificenze, spesso quando c'erano le inaugurazioni dei suoi lavori o non ci andava o andava in una posizione più defilata. Questo premio però lo avrebbe gradito molto perché era la sua città. L'avrebbe messo in una libreria, un po' nascosto, ma con un sorriso.»

Tra i premiati, anche Nino Spirlì - scrittore, autore televisivo, già presidente facente funzioni della Regione Calabria - ha definito il San Giorgio d'Oro, ha lanciato un messaggio di rinascita. «Mi sento cittadino di Reggio ancora di più rispetto a quello che ero già da prima, ed era già tanto», ha dichiarato. «Questa città è sempre stata una culla, una scuola per grandi professionisti, grandi artisti. Mi auguro che ancora una volta Reggio sappia costruire, anche da piccole macerie accumulate negli anni, un futuro sempre migliore nelle arti, nelle scienze, nella politica, nelle istituzioni.»

Un contributo particolarmente significativo è stato quello di Massimo Martino, ematologo di livello nazionale e internazionale, che ha reso il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria un centro di eccellenza nei trapianti di midollo osseo: «Credo nel nostro territorio. Le persone che hanno necessità, soprattutto quando ci sono malattie gravi come quelle ematologiche, devono curarsi vicino a casa propria. Con tutte le mie forze cercherò di fare in modo che questo territorio possa offrire le stesse possibilità di guarigione dei grossi centri del nord.»

La stessa scelta di credere nel proprio territorio, declinata nell'arte, è quella di Katia Colica, autrice e performer ha rappresentato la Calabria sulla scena nazionale e internazionale. Il suo teatro civile e sociale che include laboratori nelle carceri è il cuore del suo messaggio: «Il teatro probabilmente non può guarire, però può aiutare a trovare delle strade alternative salvifiche. Queste ragazze che seguo hanno visto nella parola scritta, nella parola drammaturgica, una via di crescita del sé interiore.»

Dal palco, Marcello Fonte, l'attore reggino che nel 2018 conquistò la Palma d'Oro a Cannes per Dogman, ha sintetizzato il suo percorso in poche parole nette: «Nessuno ti regala niente nella vita, bisogna studiare. Ho portato me stesso, e questo è importante: andare e portare, non bisogna solo prendere, ma dare.»

Sullo sport, tra i premiati, Antonio Polimeni, presidente della Domotek Volley Reggio Calabria: «Sognavo da piccolino di poter essere elogiato a tal punto da diventare un'identità reggina, un simbolo di Reggio e questo oltremodo mi responsabilizza. Sono salito nel gradino più alto dei miei sogni. Ma come nella pallavolo, adesso mi tocca ritornare giù per fare la rincorsa e saltare di più e meglio.» Riferendosi alla città, sottolinea che questa città «merita delle soddisfazioni costanti nel tempo e sempre maggiori»

L'evento è stato inoltre arricchito dalle ragazze e dai ragazzi partecipanti ai laboratori del Centro di aggregazione giovanile “GenerAttivi”, che con i loro interventi musicali e artistici sul palco hanno ribaltato la narrazione che vedrebbe le nuove generazioni come disinteressate e assenti.

Quella di stamattina è stata una cerimonia che ha saputo tenere insieme storia e presente, con un messaggio di speranza e di luce per il futuro, promuovendo con forza quello che di bello c'è nella nostra città.