Sono cinque gli interventi finanziati dal Pnrr tra Roghudi, Montebello, Bova Marina, Palizzi e Cardeto che stanno vedendo - o hanno già visto - la luce: le nuove strutture territoriali hanno funzioni diverse dall’ospedale di Melito e nascono per integrarne l’attività
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Da quando sono entrate nel dibattito pubblico dell’Area Grecanica, le nuove strutture previste dal PNRR hanno alimentato interrogativi, timori e polemiche. La nascita della Casa di Comunità di Roghudi, il trasferimento degli uffici ex Inam da Melito Porto Salvo, il futuro Ospedale di Comunità di Bova Marina e le preoccupazioni sul destino del Tiberio Evoli hanno finito spesso per sovrapporsi, generando una domanda che attraversa l’intero territorio: le nuove strutture sanitarie rischiano di svuotare l’ospedale di Melito?
Per rispondere occorre partire da un dato oggettivo. Le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità nascono da una riforma nazionale della sanità territoriale e hanno funzioni profondamente diverse rispetto a quelle di un ospedale generale, in gergo “per acuti”.
La Casa di Comunità è il luogo nel quale dovrebbero concentrarsi servizi sanitari di prossimità: medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, infermieri di famiglia, assistenza ai malati cronici, prevenzione e servizi territoriali, tutte figure professionali convenzionate con il SSN. Non è una struttura di ricovero e non sostituisce un ospedale. Il suo compito è avvicinare alcune prestazioni ai cittadini e ridurre gli spostamenti verso strutture più lontane.
L’Ospedale di Comunità rappresenta invece una struttura intermedia. Dispone di posti letto destinati a pazienti che non necessitano più delle cure di un reparto ospedaliero tradizionale ma che non possono ancora rientrare a casa in piena autonomia. Anche in questo caso si tratta di una funzione diversa da quella svolta da un ospedale generale.
Nell’Area Grecanica questi investimenti sono particolarmente significativi. Dei 26 interventi programmati in provincia di Reggio Calabria, ben cinque ricadono nel comprensorio. Le Case di Comunità si trovano a Roghudi e Fossato di Montebello Jonico. L’Ospedale di Comunità sarà inaugurato a Bova Marina, nell’ex Seminario vescovile. I “Cot”, ovvero le Centrali Operative Territoriali, strutture deputate al coordinamento dell’assistenza sanitaria sul territorio, sono invece collocate a Palizzi e Cardeto. Numeri che dovrebbero rappresentare quindi la volontà di rafforzare la presenza sanitaria in una delle aree più periferiche della provincia.
Proprio la Casa di Comunità di Roghudi è diventata – indirettamente – negli ultimi mesi il simbolo di un dibattito acceso, soprattutto dopo il trasferimento degli uffici ex Inam da Melito Porto Salvo deciso da parte dell’Asp. Pochissimi chilometri di differenza, ma che ha suscitato proteste e alimentato il timore di un progressivo depotenziamento dei servizi presenti nella cittadina jonica, al punto da lanciare una raccolta firme per chiedere il rilancio del Tiberio Evoli già sposata da diverse migliaia di cittadini. Va ricordato però che il trasferimento dei servizi ex Inam sia stato disposto successivamente attraverso gli atti regionali che disciplinano l’attivazione delle Case di Comunità, e che lo stabile in cui si trovava la struttura a Melito non era di proprietà dell’Azienda Sanitaria e non era più adeguata, secondo quanto si apprende, agli standard previsti.
Certo, tuonano alcuni, l’Asp avrebbe potuto trasferire i servizi nella sede dell’Ospedale a poche centinaia di metri di distanza, ed una cosa è certa: vanno implementati i servizi di trasporto pubblico per raggiungere la struttura. Ma al di là delle polemiche, il punto centrale resta un altro. La riforma sanitaria non prevede che le Case di Comunità o gli Ospedali di Comunità sostituiscano gli ospedali generali. Il modello delineato punta, almeno sulla carta, a costruire una rete nella quale ogni struttura svolga una funzione specifica.
Per questo il futuro del Tiberio Evoli e quello delle nuove strutture territoriali non dovrebbero essere letti come percorsi alternativi ma complementari. L’ospedale di Melito continua a rappresentare il presidio di riferimento per l’emergenza, i ricoveri e le attività specialistiche. Le nuove strutture dovrebbero invece intercettare bisogni diversi, alleggerendo la pressione sugli ospedali e garantendo una maggiore vicinanza dei servizi ai cittadini.
La vera sfida per l’Area Grecanica, dunque, potrebbe non essere scegliere tra ospedale e medicina territoriale. La sfida è ottenere entrambe le cose. Perché un territorio vasto, complesso e distante dai grandi centri ha bisogno di un Tiberio Evoli forte, efficiente e adeguatamente dotato, così come ha bisogno di Case di Comunità, Ospedali di Comunità e servizi territoriali capaci di rendere la sanità più accessibile. È su questo equilibrio che si gioca il futuro dell’assistenza sanitaria nell’estremo lembo meridionale della provincia reggina.

