Qualche mese fa avevamo raccontato un paradosso evidente: Reggio Calabria possiede strutture, storia e potenzialità per ospitare grandi eventi, eppure i principali tour musicali nazionali continuano a scegliere Messina. Una riflessione nata osservando una realtà sotto gli occhi di tutti, che oggi torna di stretta attualità dopo l'annuncio di Ruggero Pegna, storico promoter calabrese, che ha rivelato di lavorare da mesi per riportare i grandi concerti allo Stadio Oreste Granillo.

Pegna, nei giorni scorsi, tramite i propri canali social, ha parlato di un progetto condiviso con il sindaco Francesco Cannizzaro, ha ricordato lo storico concerto di Elton John del 2004 e ha lasciato intendere che una risposta potrebbe arrivare a breve. Non c'è ancora il nome dell'artista, né una data. C'è però un fatto nuovo: dopo anni in cui sul futuro del Granillo si discuteva soltanto in termini di calcio, qualcuno torna a parlarne come di un possibile palcoscenico per i grandi live.

Il tempismo, forse, è la parte più interessante della vicenda. Nelle ultime settimane migliaia di reggini hanno attraversato lo Stretto per assistere ai concerti di artisti come Eros Ramazzotti e Max Pezzali. Era già accaduto con altre band e cantanti e (probabilmente) continuerà ad accadere finché gli equilibri resteranno questi. Cambiano i nomi sul palco, resta identica la scena: auto agli imbarchi, traghetti pieni, alberghi, ristoranti e locali che lavorano grazie a un evento capace di richiamare decine di migliaia di persone.

Il punto, allora, non è stabilire se a Reggio e provincia esista un pubblico per i grandi concerti. Quel pubblico c'è già. Ogni volta che un grande tour arriva a Messina, una parte consistente degli spettatori parte dalla sponda calabrese. La domanda è un'altra: perché una città che esprime migliaia di appassionati e che tra l’altro possiede spazi abbastanza grandi continua a vivere i grandi eventi quasi esclusivamente da spettatrice?

La risposta, naturalmente, non si esaurisce nella disponibilità di uno stadio. Ospitare un grande concerto significa mettere in moto una macchina organizzativa complessa, fatta di rapporti con i promoter, programmazione, investimenti, servizi, autorizzazioni e collaborazione tra istituzioni e organizzatori. A tutto questo si aggiunge un aspetto diventato sempre più decisivo: l'adeguamento degli impianti alle normative di sicurezza, che negli ultimi anni si sono progressivamente irrigidite, imponendo standard sempre più elevati per la gestione dei grandi eventi. È anche su questo terreno che si misura la capacità di una città di candidarsi a entrare stabilmente nei circuiti dei grandi tour.

Reggio, però, non parte da una pagina bianca. Il Granillo ha ospitato concerti rimasti nella memoria collettiva, da Vasco Rossi a Claudio Baglioni, da Ligabue a Elton John. Il Palacalafiore, allo stesso modo, è stato per anni uno dei principali punti di riferimento della musica dal vivo nel Mezzogiorno. La storia, dunque, c'è già. La sfida è riportare quegli impianti al centro del presente, rendendoli competitivi rispetto alle esigenze organizzative e agli standard richiesti oggi dai grandi eventi nazionali.

Per questo l'annuncio di Pegna merita attenzione. Non perché garantisca il ritorno di un grande concerto, ma perché rompe un silenzio che durava da tempo. Se davvero esiste un lavoro avviato insieme all'amministrazione comunale, significa che qualcuno sta provando a rimettere Reggio sul tavolo delle città prese in considerazione dai grandi promoter.

La partita, però, va ben oltre il nome dell'artista (o degli artisti) che potrebbe arrivare. I grandi eventi producono un indotto enorme. Riempiono strutture ricettive, ristoranti, bar, parcheggi, servizi di trasporto, attività commerciali. Muovono persone, economia e promozione del territorio. Ogni concerto di richiamo nazionale è un'occasione per mostrare una città a migliaia di visitatori e a milioni di persone attraverso immagini, fotografie e contenuti che continuano a circolare ben oltre la serata dell'evento.

Non è un caso che molte amministrazioni abbiano trasformato la musica dal vivo in uno strumento di sviluppo. Un grande concerto non rappresenta una spesa fine a sé stessa, ma un investimento capace di generare ricadute economiche e turistiche. È una logica che Messina ha saputo interpretare con continuità e che oggi torna inevitabilmente anche nel dibattito reggino.

Il Granillo, da solo, non cambierà il destino della città. Così come un singolo concerto non basterà a colmare il divario accumulato negli anni. Ma il tema non è questo. La vera sfida è capire se Reggio Calabria intenda tornare a occupare uno spazio che in passato aveva già conquistato e che, nel frattempo, altri hanno saputo fare proprio.

Perché ogni estate migliaia di reggini dimostrano che il pubblico esiste. La differenza, finora, è che per assistere ai grandi concerti quel pubblico ha quasi sempre dovuto attraversare lo Stretto. Ed è proprio questa immagine, più di ogni altra, a raccontare la distanza che ancora separa Reggio da una stagione che la città conosce bene e che oggi prova, finalmente, a rimettere all'orizzonte.