È successo ancora. Dopo poche ore dal caso Siderno. Ieri erano circa le 19 quando sul corso Garibaldi, affollato di cittadini e passeggio serale, la fuga disperata di un ragazzino di appena 12-13 anni, visibilmente terrorizzato, ha spiazzato tutti. Stava scappando mentre ad inseguirlo era un gruppo di circa dieci coetanei che lo avevano aggredito.

La scena, ricostruita attraverso le testimonianze dei presenti, restituisce un quadro sconcertante . Braccato e senza vie di fuga, il giovanissimo è riuscito ad allungare il passo ea trovare riparo all'interno di un'attività commerciale della via principale. A fargli da scudo sono state le commesse del negozio e alcuni clienti presenti che, intuita la gravità della situazione, lo hanno accolto e protetto serrando gli accessi per impedirgli di uscire, mentre all'esterno la tensione restava altissima. Per riportare l'ordine e ripristinare la calma sul Corso si è reso necessario l'intervento immediato sul posto di tre pattuglie della Polizia.


Da Siderno a Reggio Calabria: la spirale dell'emulazione e la deriva del branco

La conferma di quanto accaduto sul Corso Garibaldi di Reggio Calabria non può essere archiviata come una semplice bravata o una lite tra adolescenti. Come analizzato per il caso di Siderno, dove un minorenne di origine indiana è stato brutalmente pestato in pieno centro da un gruppo di coetanei tra i 12 ei 17 anni, ci troviamo di fronte a un'infezione sociale e culturale che sta contagiando i nostri centri urbani.

Ciò che preoccupa maggiormente in questo susseguirsi di episodi è l'evidente fenomeno dell'emulazione . La violenza giovanile non nasce più in un vuoto isolato, ma si nutre di modelli replicabili e di una cassa di risonanza digitale che trasforma il sopruso in prestazione. A Siderno l'aggressione è stata freddamente documentata con gli smartphone per finire sui social alla ricerca di visualizzazioni e approvazione virtuale; a Reggio la dinamica del branco si ripropone con le medesime modalità d'azione: numero contro uno, spazio pubblico profanato, vittima scelta fra i più vulnerabili.

Si assiste a un vero e proprio azzeramento della percezione del dolore altrui. Per molti di questi giovanissimi, il confine tra la vita reale e la simulazione virtuale (dai videogame alle sfide sociali) si è assottigliato a tal punto da scomparire: il corpo dell'altro cessa di essere percepito nella sua dignità e diventa un bersaglio, un ostacolo o un pretesto per affermare il controllo sul territorio.

Quando una baby gang agisce indisturbata alle sette di sera sul corso principale della città, significa che il senso del limite è completamente dissolto. L'intervento provvidenziale dei commercianti e l'arrivo della Polizia hanno evitato che l'episodio del Corso Garibaldi sfociasse in tragedia, ma l'allarme resta rosso. Non basta l'azione repressiva della Procura per i Minorenni e delle forze dell'ordine, serve un'assunzione collettiva di responsabilità da parte della comunità educante per spezzare questa catena di emulazione prima che la pedagogia del rancore e dell'indifferenza diventi l'unica regola della strada.